Title

Primo amore

Document Type

Book Chapter

Publication Date

2020

Department

Film Studies, Italian

Language

Italian

Publication Title

Matteo Garrone

Abstract

«C'è tanta lavorazione, poco peso, tanta perdita». Questa scarna equivalenza, pronunciata da un artigiano orafo al lavoro su delle figurine stilizzate, sintetizza il centro simbolico e filosofico di Primo amore (2004): ridotte al minimo e pronunciate con la nonchalance di un non-attore, le parole dell'artigiano sembrano realmente avere «poco peso», ma riflettono una realtà complessa, che investe il difficile rapporto fra la materialità, anche economica, e la ricerca della purezza formale nella creazione del prodotto artistico. Con stravolgente crudeltà, Primo amore incardina questo conflitto nella carne e nello scheletro di una donna, Sonia (Michela Cescon), sulla quale gli atti di «lavorazione, poco peso, tanta perdita» diventano processi di manipolazione e coercizione che portano al dimagrimento. È attraverso questo corpo di donna che il protagonista maschile Vittorio (Vitaliano Trevisan), seguendo una tradizione filosofica, letteraria e figurativa antichissima, cerca di superare la propria ossessione per la materia, sublimandola in desiderio di purezza. Ed è attraverso questo stesso corpo di donna che lo sguardo espressionista del regista sperimenta la propria idea di cinema. La frase dell'artigiano su «lavorazione, peso e perdita» è infatti un indizio metafilmico, nemmeno troppo implicito, che rimanda all'impalcatura creativa e filosofica di Primo amore: il film è un intenzionale, sistematico e impietoso processo di «scarnificazione» in cui ogni elemento inessenziale viene rimosso attraverso una studiata architettura compositiva, una cesellatura ossessiva dell'immagine e un montaggio ellittico che confina con l'oscurità. Alla ricerca dell'artigiano Vittorio che «scarnifica» oro e carne per raggiungere la perfezione, Garrone sovrappone specularmente la propria sperimentazione autoriale.

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